Tuffi: una passione non solo italiana

In Italia i tuffi si praticano a livello agonistico dal 1895, ma questa disciplina è stata riconosciuta come sport olimpico solamente nel 1904. Gli atleti italiani, a livello internazionale, si sono sempre distinti per la loro bravura e precisione, ma la cosiddetta “età dell’oro” iniziò con le Olimpiadi di Tokyo 1964. Anche se quei tempi sono ormai passare, la nazionale italiana può vantare diverse medaglie, che ancora oggi riesce a vincere. Grazie alla sua spettacolarità questa disciplina è sempre una delle più seguite durante le competizioni internazionali.

I tipi di tuffo

I tuffi possono essere praticati dal trampolino – consiste in una lunga tavola flessibile sul quale l’atleta salta per imprimere forza e velocità al tuffo -, che può essere posizionato a due diverse altezze: 1 metro oppure 3 metri dal livello dell’acqua. Esistono anche i tuffi dalla piattaforma – in questo caso si tratta di una pedana rigida molto più larga rispetto al trampolino – situata ad un’altezza di 10 metri.
Gli atleti, in base al tipo di supporto di partenza, possono eseguire 6 diverse tipologie di tuffi:

  • in avanti: il tuffatore salta guardando avanti e compie una rotazione in avanti.
  • indietro: il tuffatore salta girato rispetto alla vasca e compie una rotazione all’indietro.
  • rovesciato: il tuffatore salta guardando avanti, ma compie una rotazione all’indietro.
  • ritornato: il tuffatore salta girato rispetto alla vasca, ma compie una rotazione in avanti.
  • con avvitamento: comprende qualsiasi tipo di tuffo nel quale il tuffatore compia un avvitamento.
  • verticale: comprende qualsiasi tipo di tuffo nel quale si parte dalla posizione verticale (a testa in giù), ovviamente può essere eseguito solamente dalla piattaforma.

Oltre ai diversi tipi di tutto, esistono anche diversi tipi di rotazione:

  • tesa: si devono mantenere braccia e gambe completamente distese, le braccia devono rimanere attaccate al corpo.
  • carpiata: si ottiene mantenendo le gambe tese e le braccia piegate.
  • raggruppata: si ottiene piegando sia le gambe che le braccia, in modo che il corpo sia sensibilmente più compatto e quindi la velocità di rotazione maggiore.
  • libera: deve comprendere una delle tre rotazioni precedenti, più un avvitamento.

I giudici devono valutare i tuffi tenendo conto di diversi fattori, quali: l’avvicinamento, l’elevazione (o stacco), il decollo, il volo e l’entrata in acqua. Quando un atleta decide di iniziare un tuffo in verticale, nel giudizio finale viene considerato anche il tempo di equilibrio sulla piattaforma.
A partire da Sidney 2000, anche i tuffi sincronizzati sono entrati a far parte delle discipline olimpiche. La difficoltà, in questo caso, è nettamente più alta visto che sono due atleti che devono praticare contemporaneamente lo stesso tuffo.

La piscina

La piscina dove si praticano i tuffi è completamente diversa da quella dove si praticano gli sport di velocità. Le caratteristiche principali sono che la vasca deve misurare 21×25 m e deve essere profonda almeno 5 m. La torre è il complesso dove si trovano i trampolini e le piattaforme, dietro la quale si trova una piccola vasca idromassaggio, dove gli atleti sostano tra un tuffo e l’altro. Adiacente alla vasca per il rilassamento vengono posizionati l’attrezzatura per consentire agli atleti l’esecuzione di esercizi di riscaldamento. Nella vasca dei tuffi deve essere installata una bubble machine ovvero un macchinario che immettendo aria sul fondo mantiene l’acqua leggermente increspata. I giudici sono posti su entrambi i lati della piscina ad un’altezza che va tra i 2 e i 2,5 m. La manutenzione di queste piscine deve essere scrupolosa, per questo viene affidata sempre a ditte specializzate.

Reportage Italia © 2013 Frontier Theme