Scrittori in Causa

Informazioni e assistenza legale gratuita per gli autori
di Carolina Cutolo – da Laspro 27 di febbraio 2014

tasti quadrata

Spesso chi scrive ha solo un desiderio: essere pubblicato. A volte, a costo di pagare per farlo o di cedere tutti i propri diritti su quello che è frutto del proprio ingegno e lavoro, accettando clausole scorrette nei contratti o subendo vere e proprie truffe. Il blog Scrittori in Causa (scrittorincausa.blogspot.it) da quattro anni fornisce un servizio di informazione e consulenza legale gratuito. Abbiamo chiesto alla curatrice Carolina Cutolo (autrice di Pornoromantica e Romanticidio, Fandango libri) di parlarcene.

Questo progetto nasce dall’incontro di quattro autori: io, Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro. Tutti accomunati dalla frustrazione di aver firmato un primo contratto di pubblicazione senza un minimo di coscienza dei propri diritti e dall’essersi imbattuti in un editore che di questo ha approfittato. Ci hanno sottoposto contratti decisamente svantaggiosi, che abbiamo firmato per inesperienza o perché ci era stato detto che si trattava di un contratto standard per esordienti. A nostre spese abbiamo scoperto che lo standard delle convenzioni contrattuali in campo editoriale pone gli autori in una condizione di eccessiva subalternità rispetto all’editore. Nessuno di noi poteva permettersi un avvocato, e ci è sembrato profondamente ingiusto dover pagare un legale per garantirci un minimo di giustizia negli accordi contrattuali, dover pagare un legale per risolvere un contenzioso con un editore inadempiente, dover pagare un legale per farci spiegare quali strumenti ci fornisce la legge e quali sono i nostri diritti. Non esisteva nessun organismo in grado di assistere gli autori gratuitamente, di informarli, di aiutarli ad auto-tutelarsi.

E così nel 2010, anche per trasformare la nostra frustrazione in qualcosa di utile, abbiamo fondato il blog Scrittori in Causa, proprio perché arrivasse a colmare questo vuoto che un sindacato di categoria non si è mai neanche avvicinato a prendere in considerazione. Il primo anno e mezzo è stato molto laborioso: abbiamo studiato la legge e i contratti di edizione, ci siamo confrontati con avvocati, addetti ai lavori dell’editoria, altri autori e con i lettori del blog, finché non siamo riusciti a mettere su quello che a oggi è il primo e unico punto di riferimento informativo e legale completamente gratuito per gli autori.

Dopo un paio d’anni gli autori cofondatori si sono spostati su altre attività socialmente utili, ma grazie al lavoro certosino di fondazione e implementazione fatto insieme, oggi posso gestire da sola sia il blog che le assistenze legali. Per quanto riguarda il blog, il lavoro più cospicuo è stato quello di scrivere tutta una serie di post (schede informative), organizzati e consultabili per argomento: il contratto di edizione, il diritto di opzione, l’ingiunzione di pagamento, ecc.
Grazie a questo archivio costruito e aggiustato nel tempo, la maggior parte degli autori che si connette al blog può trovare informazioni cliccando direttamente sull’argomento che gli interessa, anche leggendo tra i commenti le nostre risposte alle domande più frequenti, evitando di intasare il servizio di consulenza via email che in questo modo può concentrarsi sulle vicende che realmente necessitano di un’assistenza personalizzata.

saul goodmanPer quanto riguarda le consulenze legali, attraverso lo studio approfondito della Legge 633/1941 sul Diritto d’Autore e del Codice di Procedura Civile in materia di contratti, ma anche grazie all’esperienza maturata visionando per anni i più disparati contratti di edizione, oggi sono in grado di gestire completamente da sola lo sportello legale. Se necessario consulto Federico Mastrolilli, un avvocato esperto in diritto d’autore che mi aiuta quando un contratto o un contenzioso autore/editore è troppo complesso o presenta caratteristiche per me nuove, ma è piuttosto raro. Dopo quasi 4 anni di attività e di consulenze contrattuali posso dire che le problematiche sono quasi sempre le stesse: ritardo o mancato rendiconto e/o pagamento delle royalties, editore a pagamento che dopo aver incassato sparisce (e non di rado neanche provvede a pubblicare l’opera) e inadempienze di vario tipo che portano l’autore a contattarci chiedendoci assistenza per risolvere anticipatamente il contratto e liberarsi da un editore mascalzone che non ha rispettato gli impegni contrattuali presi ma continua a incastrare l’autore e l’opera.

Ma al di là delle scorrettezze e inadempienze più frequenti da parte dei singoli editori, va rilevato che la legislazione in materia è ormai decisamente obsoleta (la Legge sul Diritto d’Autore è del 1941), dunque del tutto inadeguata non solo nel risultare efficace rispetto allo stato attuale del sistema editoriale, ma anche a tutelare gli autori che, giuridicamente, sono la parte debole dell’accordo di edizione.
Facciamo qualche esempio.
Probabilmente il problema più grave è l’arbitrarietà totale nello stilare i rendiconti di vendita da parte degli editori: non esiste nessuna forma di controllo sull’esattezza né sulla trasparenza dei rendiconti, questo significa che un editore che volesse dichiarare un numero di copie vendute inferiore a quello reale, allo scopo di pagare meno royalties agli autori, è perfettamente libero di farlo. Questo stato di cose è del tutto inaccettabile, eppure nessun sindacato di categoria (ne esistono un paio ma non si capisce bene a cosa servano) ha mai fatto sentire la propria voce in merito, né l’Aie (Associazione Italiana Editori) ha mai neanche rilevato il problema. Una volta mi è capitato di parlare con un avvocato che aveva lavorato per l’ufficio diritti di un editore romano, e mi ha detto che l’amministrazione dell’editore ogni anno era incaricata di stilare per ciascun autore due rendiconti di vendita: quello per l’autore e quello vero. Il problema è reale e le forme di controllo impraticabili, tuttavia quando gli autori ci sottopongono una bozza di contratto sulla quale assisterli nella trattativa prima della firma, suggeriamo sempre di chiedere all’editore di inserire nell’accordo un impegno ad applicare il bollino Siae a tutte le copie in vendita. Ci troviamo quindi, in mancanza di altri strumenti, a suggerire di ricorrere a un organismo ambiguo come la Siae, perché nella totale assenza di tutele e di controlli sulla rendicontazione, l’impegno ad applicare i bollini SIAE a tutte le copie in vendita, pur essendo una forma imprecisa di controllo, può funzionare come deterrente per l’editore, spingendolo a dichiarare il vero. Se l’autore trovasse in libreria una copia in vendita senza bollino potrebbe prendere il libraio come testimone e fare causa all’editore per inadempienza contrattuale e per frode ai suoi danni. Ma è veramente una misura parziale e insufficiente.
Un’altra questione annosa è quella dell’editoria a pagamento che, pur non essendo illegale (a causa dell’inadeguatezza legislativa di cui sopra), di fatto agisce in contrasto con l’art. 118 della Legge sul Diritto d’Autore che definisce il contratto di edizione come: «Il contratto con il quale l’autore concede ad un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno». Per conto e a spese dell’editore stesso. Dunque la legge è chiara su questo, l’autore fa la sua parte cedendo i diritti di pubblicazione e di commercializzazione dell’opera e l’editore fa la sua investendo il proprio denaro sulla pubblicazione, retribuendo l’autore per la cessione dei diritti attraverso le percentuali sui profitti della commercializzazione. Qualunque editore che, sotto qualunque forma, metta il rischio imprenditoriale sulle spalle dell’autore è un imprenditore inadeguato al proprio ruolo, che si fa pagare e cedere al contempo i diritti sull’opera, esattamente come qualcuno che al supermercato riempia il carrello di merce e poi, una volta arrivato alla cassa, pretenda dal cassiere di essere pagato per la merce che si porta via.

Ma l’editoria a pagamento ha perfezionato le sue formule: sono infatti da considerare editori a pagamento anche gli editori che chiedono agli autori un impegno contrattuale all’acquisto di copie (perché riducono il rischio d’impresa garantendosi un tot di copie vendute a priori), o quelli che si impegnano per contratto a pagare le royalties solo dopo tot copie vendute (pur non incassando direttamente il denaro degli autori, di fatto trattengono le cifre maturate dagli autori con le prime vendite, che sono le uniche minimamente sicure). Ma c’è di più: quando un editore si fa pagare dall’autore, non ha la minima motivazione o interesse a promuovere e distribuire l’opera, perché di fatto ha già incassato, ecco quindi che molti editori a pagamento, una volta accertatisi del bonifico dell’autore, non fanno quasi più nulla: libri stampati senza editing o correzione di bozze, non distribuiti, e talvolta neanche stampati. Non di rado ci scrivono autori che hanno pagato per pubblicare e che lamentano la sparizione dell’editore e dopo il pagamento non ricevono più risposte a telefonate e email.

La materia è vastissima, e le questioni cruciali innumerevoli, non basterebbe neanche un libro per fare un quadro completo del colabrodo che è il sistema editoriale dal punto di vista degli accordi contrattuali autore/editore, non pretendo quindi di fornire qui un quadro esaustivo. Quello che conta è che oggi, al contrario di quando ho pubblicato il mio primo libro, per un autore che voglia informarsi sui propri diritti e farsi assistere legalmente a spesa zero, non ci sono più scuse: cercando in rete troverà facilmente Scrittori in Causa e otterrà risposte alle sue domande e, se necessario, un’assistenza legale professionale e personalizzata. E l’aspetto fondamentale di questo lavoro non è semplicemente aiutare gli autori a firmare un contratto più congruo o a liberarsi di un contratto capestro, ma contribuire a sviluppare, sempre di più, la consapevolezza dei propri diritti, la necessità di assumersi in prima persona la responsabilità di capire cosa significano gli accordi che ci troviamo a firmare e dismettere quel senso di sudditanza meschina per l’editore come se fosse un mecenate o un benefattore che ci fa una cortesia a pubblicare il nostro libro, ma vederlo finalmente come un interlocutore professionale da rispettare e dal quale pretendere altrettanto rispetto.

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