Ogni accordo è un successo, ma in Siria la guerra continua

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Italian Post

Accordo raggiunto. Il vertice di Ginevra svolto tra il Segretario di Stato Usa, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, sembra aver condotto Stati Uniti e Russia ad un’importante decisione congiunta sul disarmo degli arsenali chimici in Siria. I funzionari di Bashar Al-Assad, a questo punto, dovranno comunicare entro una settimana alla comunità internazionale un rapporto sullo stoccaggio complessivo di armi chimiche che il regime detiene. Tempistica notevolmente accorciata rispetto alle richieste iniziali del leader alawita, che aveva proposto un mese di tempo per consegnare gli armamenti sotto il controllo internazionale. Ma gli ispettori delle Nazioni Unite devono tornare in Siria entro novembre per valutare l’effettiva presenza di scorte, che saranno necessariamente distrutte entro la metà del prossimo anno.

Il mancato rispetto di questi accordi si tradurrebbe in un rimando delle decisioni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi del capitolo 7 della Carta dell’Onu, che disciplina le azioni da intraprendere rispetto alle minacce della pace, alle violazioni di essa e agli atti di aggressione. Sia Kerry che Lavrov sono convenuti su questo punto.

Ma per quanti considerino l’accordo raggiunto ieri una “vittoria” ottenuta dalla diplomazia e dalle forze del “buon senso”, permangono non pochi dubbi sull’effettivo beneficio che questo progresso diplomatico produrrà nel merito della questione siriana. La realtà è che ci troviamo di fronte a quello che in diritto romano è definibile come un aliud pro alio, ovvero una cosa data o spacciata per qualcos’altro. Chi può considerarsi il vero vincitore della decisione raggiunta ieri? FoT-72rse Obama, che ha salvato la faccia di fronte ad un’opinione pubblica americana sempre più contraria all’intervento? Forse Putin, nel suo inedito look di pacifista? O forse Henry Kissinger, nobel per la pace e maestro delle relazioni internazionali, che all’età di novant’anni riesce ancora ad essere influente nella politica estera statunitense?

Se è vero che il vincitore appartiene al suo bottino, come sosteneva l’autore del celebre Great Gatsby Francis Scott Fitzgerald, da un’ipotetica risoluzione internazionale sugli arsenali chimici del regime di Assad non ne trarrà certamente beneficio il popolo siriano. Difatti, la vera guerra, quella che finora ha causato più di 100mila vittime e 6,6 milioni di sfollati, proseguirà con armi convenzionali. Così come è stato finora. Questo sia ben chiaro a tutti. Non a caso Ban Ki Moon aveva parlato, qualche giorno fa, di crimini contro l’umanità commessi dalle forze filo-regime, accusate di prendere di mira gli ospedali. Ma finora sembra che la svolta del conflitto siriano sia unicamente ricollegata alla questione delle armi chimiche detenute dal regime di Damasco. Come se i carro armati T-2 di fabbricazione sovietica o i sistemi di controllo TURMS, peraltro forniti da imprese italiane, non fossero causa di morte e distruzione in Siria. Per non parlare delle armi possedute dai ribelli. A tale riguardo, siamo così sicuri che gli agenti nervini XV e Sarin siano di esclusiva proprietà delle milizie di Assad?

Ora, il Consiglio di Sicurezza può invocare tutte gli articoli dello Statuto delle Nazioni Unite necessari per dare concretezza alle proprie decisioni. Dall’articolo 41, che prevede la totale o parziale interruzione delle relazioni economiche e delle vie di comunicazione ferroviarie, marittime, aeree, postali e la rottura delle relazioni diplomatiche in caso di non adempimento degli obblighi da parte del regime di Assad. Oppure, in extrema ratio, l’articolo 42, che autorizza ad intraprendere con forze aeree, navali e terrestri qualsiasi azione ritenuta necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.

Ma di quale sicurezza internazionale stiamo parlando? In questo momento, chi prepara la pace sta preparando altra guerra, oltre a quella che si sta combattendo a tutt’oggi. Inibire Assad con il ritiro degli arsenali chimici non basterà per fermare il conflitto. Questo passaggio potrà rientrare nel quadro di una risoluzione mondiale sulle armi chimiche, fondamentale fino a prova contraria, ma che c’entra poco con la pace in Siria. La questione siriana è molto più complicata e contorta di quanto si creda. E non va dimenticato che l’incertezza è il peggiore dei mali, fino al momento in cui la realtà ce la farà rimpiangere. Parola di Alphonse Karr. Tanto per smorzare ogni sorta di illusione.

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