L’imperialismo di Google nell’era del potere “geoinformatico”

age_of_internet_empires_finalLa segreta coscienza del potere è assai più piacevole dell’aperto dominio, scriveva Dostoevskij nell’Adoloscente. Ma in questo caso non ci stiamo riferendo a statisti con abiti à la page, né ad imperatori che indossano tuniche palmate; come in un grande Leviatano della rete, i Kaiser 2.0 rispondono ai nomi di Google e Facebook e alle identità dei milioni di visitatori che “navigano” quotidianamente i versanti dei servizi offerti da questi due colossi. Il dato più interessante riguarda il locus imperium, ovvero dove i giganti della rete sono più visitati. Utilizzando i dati pubblici del traffico web service Alexa, l’Internet Geographies dell’Oxford Internet Institute ha realizzato una mappa dei siti più popolari in ogni Paese. La carta geotopografica in stile coloniale è intitolata “Age of Empires Internet”, che riporta alle menti il videogioco strategico creato dagli Ensemble studios negli anni novanta. Fiat lux allora: i ricercatori hanno scoperto che Google e Facebook continuano a regnare sovrani tra gli utenti Internet di tutto il mondo, nonostante siano state segnalate alcune eccezioni di rilievo.

Così si scopre che il quotidiano Al-Watan Voice è il sito più visitato nei territori palestinesi; mentre il server di posta elettronica russo, Mail.ru, domina in Kazakistan. E se Giappone e Taiwan rimangono le ultime roccaforti di Yahoo! ‘s, in Russia il motore di ricerca Yandex troneggia tra i servizi di search engine. Ma nella ricerca non mancano i corti circuiti; ad esempio, Alexa non dispone di alcuna informazione sull’utilizzo di Internet nei paesi scarsamente abitati: dunque è scoperta gran parte dell’Africa sub-sahariana.

La Cina rappresenta un caTopSitePerCountry_InternetPopulation so particolarmente interessante: il motore di ricerca cinese Baidu è il sito più visitato del paese, ma il suo successo è in parte riconducibile alle strategie del governo di Pechino. La stessa nomenklatura che bandisce internet in lungo e in largo come se fosse uno scandalo; evidentemente anche gli scandali danno profitti. In questo modo, i funzionari del governo hanno colluso gli interessi commerciali locali per limitare la quota di mercato di Google in favore di Baidu e altre società controllate dallo Stato; difatti, gli utenti cinesi che visitano Google vengono “misteriosamente” reindirizzati su Baidu, anche se gli operatori del search engine negano le entrate a gamba testa del proprio governo ai danni della concorrenza. Il mistero svelato è svilito. Oggi Baidu controlla circa l’80 per cento del mercato della ricerca cinese: secondo i dati di Alexa,  recentemente è diventato il leader di punta anche in Corea del Sud. D’altro canto, Google ha lasciato la Cina nel 2010, sebbene sia ancora operativa la sede del portale a Hong Kong.

Ma non ci sono dubbi sul fatto che Google conservi ancora la supremazia in rete. Il portale creato da Larry Page e Sergey Brin sedici anni or sono non solo rappresenta il sito principale tra 62 paesi dei 120 monitorati; i ricercatori osservano che tra le 50 nazioni in cui Facebook risulta il sito web più visitato, in 36 Google sale al secondo posto del podio, mentre nei restanti 14 paesi YouTube si piazza come seconda scelta. Ipso facto, non va dimenticato che YouTube è di proprietà di Google Inc.

Google e Facebook:  gli imperatori indiscussi con tanto di corone d’alloro e immensi margini di potere. Rebus sic stantibus, viene ora da chiedersi quali potrebbero essere le implicazioni legate al fatto che così poche imprese controllino l’accesso in tutto il mondo di così tante informazioni.

Giacomo Fidelibus
@JackFide

Reportage Italia © 2013 Frontier Theme