La rivoluzione “Free” di Xavier Niel, l’imprenditore che connette la Francia

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Figura economica chiave agli occhi dell’opinione pubblica francese, il ‘patron’ di Free continua ad investire nel settore delle telecomunicazioni e punta sulle start-up con la “Halle Freyssenet”

Nel business sono i numeri che fanno la differenza. “Nihil Admirari”, scriveva Orazio; i dati pubblicati in gennaio dal barometro “Promise Consulting Inc” non destano clamori. Quando si legge che il 40% dei francesi vede in Xavier Niel una ‘personalità economica ideale’, non è poi così difficile desumerne i presupposti. A quarantacinque anni, forte di un patrimonio da 6 milioni di euro, il fondatore di “Free” è salito sulla pedana dei dieci imprenditori più ricchi di Francia, portando la sua azienda di telecomunicazioni ad un ‘blowing up’ inatteso, in grado di dare del filo da torcere a colossi come Bouygues e Orange.

Eppure, le tappe dell’ascesa di Free sono sotto gli occhi di tutti, così come le date cruciali. Nel 2002, l’impresa del gruppo Iliad ha letteralmente silurato i prezzi di internet a telefonia fissa, grazie all’antesignana “Freebox”; mentre nel 2012, all’indomani del lancio dell’azienda sul mercato della telefonia mobile, Free conosce un’espansione eccezionale, dovuta all’offerta “Freemobile”, che ha dimezzato la bolletta telefonica dei francesi con un pacchetto a basso costo. E la storia di Xavier Niel dimostra come il successo, in realtà, rappresenti una sfida quotidiana.

Nel 1987, il giovane ‘geek’ entra in un’impresa di servizi di Minitel, dove ha modo di specializzarsi nel Minitel rosa. Una volta consolidate le proprie finanze, nel 1990 Niel acquista il 50% di Fermic Multimedia – azienda editrice di servizi per Minitel rosa – attraverso la quale creerà più tardi una società anonima che ribattezza Iliad, di cui lo stesso Niel è a tutt’oggi azionista di maggioranza, detenendo il 55% sulla proprietà. Da qui l’ascesa. Nel 1995, lo “Steve Jobs” dell’Île de France sente la necessità di potenziare internet; investe così in una quota di capitale di Worldnet – allora primo fornitore francese di accesso al web -, società che rivenderà poi nel 2000 all’importo di quaranta milioni.

Ma l’innovazione brucia i tempi del successo; così Niel, insieme ai suoi collaboratori Michaël Boukobza e Rani Assaf, pensa alla creazione del cosiddetto ‘triple play’: ovvero internet, telefono e TV in un solo pezzo. Inizialmente, scettico all’idea che qualche genio dell’informatica sparso nel mondo non avesse ancora concepito un modello del genere, decide di recarsi nella Silicon Valley alla ricerca di ipotetici precursori. Risultato: da Palo Alto a San Francisco la ‘scatola’ resta introvabile. Detto fatto, ecco pronta la sfida del millennio; il primo novembre 2002 nasce la Freebox, un’invenzione tutta francese al prezzo di 29,9 euro al mese. Ex post, solo nei primi due mesi Free registra più di 100mila abbonati; la rivoluzione della ‘banda larga’ in Francia si è compiuta.

D’altro canto, la storia dell’informatica non conosce trionfi che non siano replicati. Si arriva, dunque, alla svolta di ‘FreeMobile’ – operatore di telefonia mobile francese del gruppo Iliad – presentato nel gennaio 2012 con un’offerta fin da subito aggressiva. I prezzi sono praticamente affondati: due pacchetti, di cui uno senza limiti, a 19,99 euro. Il ritorno dell’operazione è incredibile: solo in un giorno, circa un milione di utenti scelgono di abbonarsi a Free Mobile, mentre la soglia dei due milioni sarà raggiunta in meno di otto settimane. Ad oggi, la terza ‘rivoluzione’dell’operatore è tutta improntata sul campo del 4G.

“Ciò che mi rende orgoglioso è sapere di avere apportato un impatto positivo sulle condizioni di vita dei francesi”. Con questa frase, Xavier Niel ha commentato gli studi pubblicati da l’Insee (L’Institut national de la statistique et des études économiques collecte) che evidenziano un aumento dello 0,3 % sul potere d’acquisto da parte dei francesi nel 2013. Un’asserzione che testimonia quanto il “geek” sia soprattutto un innovatore in grado di trarre beneficio dal business internazionale.

Ipso facto, il Robin Hood della banda larga ha nel tempo costituito un volume finanziario considerevole. E ha dimostrato di usare i propri capitali per investire nell’innovazione. A tale riguardo, è il caso di citare il fondo di investimento ‘Kima Ventures’, che ha formato nel 2010 insieme a Jeremie Berrebi, attraverso il quale supporta 900 start-up in tutto il mondo; sempre nel 2010, inoltre, Niel diviene azionista del quotidiano Le Monde. Come se non bastasse, uno degli ultimi ‘colpi’ messi a segno dal “geek” tocca i capitali di Nest, la start-up acquistata da Google che censisce plusvalenze da decine di migliaia di euro. Segue poi la creazione della scuola di informatica “42” – nata nel marzo 2013 – gratuita e senza riconoscimento di diploma. Ma solo sei mesi più tardi, il patron di Free sborsa 70milioni di euro per dare vita al più grande incubatore digitale di start-up, che sarà realizzato nel giro di quattro anni a Parigi.

La “Halle Freyssenet”, un ex edificio ferroviario situato nel cuore del 13° arrondissement della capitale, potrà ospitare migliaia di aziende dei settori tecnologici; la nuova costruzione accoglierà, tra le altre cose, spazi di co-working, un FabLab – laboratorio di fabbricazione -, un grande auditorium, sale da tre a sei persone, grandi spazi di lavoro, un bar ristorante aperto 24 ore su 24 e “tanti luoghi d’incontro, di scambio e di libertà”, come sottolinea l’architetto Jean-Michel Wilmott. L’ammontare degli investimenti dovrebbe essere compreso tra 160 e 170 milioni di euro, ma Niel punta a raggiungere i 200 milioni, dato l’ambizioso programma che prevede di sviluppare delle abitazioni prossime alla struttura in questione; nei progetti, l’housing prenderà luogo presso la vicina città di Ivry.

Ribattezzato dai media sotto l’epiteto di Steve Jobs “à la française”, Xavier Niel raffigura l’immagine della Francia che innova e resiste ai fendenti della crisi. D’altro canto, lo stile non tradisce la personalità: jeans, camicia bianca casual e capelli lunghi. Un abbigliamento che richiama fin da subito quella generazione di imprenditori ‘pop’ e sognatori. Capitalista caparbio, di stampo liberale e libertario, grazie alla sua società testa di ponte ‘Free’, Niel può contare su un impero di 6.500 dipendenti e di 11 milioni di clienti, che riproduce un valore in borsa pari a 10 miliardi di euro. Questi sono i numeri della rivoluzione messa in atto nel campo delle telecomunicazioni, che è stata capace nel tempo di annientare i costi e di estendere l’accesso a internet in maniera onnicomprensiva. Che poi il futuro possa riservare al “geek” e al suo gruppo ulteriori successi è fuori discussione, visti gli obiettivi di breve termine – volti a raddoppiare le dimensioni di Iliad entro il 2015.

Articolo scritto per Italie – France

Updated: 4 marzo 2015 — 12:34
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