Campo profughi Ras Jadir – Tunisia

Quella che vedete sopra  è un’immagine scattata nel campo profughi di Ras Jadir in Tunisia, situato al confine con la Libia, dove mi trovavo nel marzo 2011.

La primavera araba si è estesa alla Libia , il popolo libico si è ribellato al suo dittatore e ne è nata una sanguinosa guerra civile culminata con la caduta e la morte di Gheddafi.

Nei mesi che sono intercorsi tra le prime rivolte , era febbraio,  e la fine del dittatore, migliaia di lavoratori africani ed asiatici  immigrati hanno dovuto lasciare molto velocemente il paese . Buona parte di loro hanno oltrepassato il confine con la Tunisia e là hanno trovato rifugio nel campo allestito dall’ONU.
Trovandosi nel mezzo di un deserto stepposo e polveroso , privo di alberi e di fonti d’acqua, il lavoro per assicurare a tutti una tenda e le condizioni minime per una degna permanenza è stato molto difficile;   nonostante la buona volontà e il dispiego di risorse e uomini,  da parte del governo tunisino, delle Nazioni Unite, della Mezzaluna Rossa e dei tanti volontari accorsi, i disagi nel campo sono stati grandi.
Uno dei principale problemi era il rifornimento del cibo e dell’acqua ad uso alimentare. Decine di migliaia di persone  dovevano mangiare tre volte al giorno e formavano interminabili file , lunghe centinaia di metri che come serpenti si snodavano e occupavano gran parte del piazzale principale del campo.

Le interminabili code per il cibo

La mensa era il vero centro nevralgico della nuova città nel deserto, il più affolato e il più disperato. Pensate: un piatto di pasta dopo  3 o 4 ore di coda sotto il sole, nella polvere. La sabbia alzata dal vento prende velocità e si trasforma in milioni di piccoli fastidiosi aghi, che ti punzecchiano il viso senza tregua. Tu procedi a piccoli passi di dieci centimetri, non ti conviene lasciare la fila neanche se ti scappa , non riusciresti più a rientrare dove eri e avresti dovuto  riniziare da capo dall’ultimo posto in fondo,  distante diverse centinaia di metri indietro. Le persone in fila prese da esasperazione difendevano il loro posto duramente conquistato da ogni furba o disattenta intrusione. Numerose risse animavano le ore di attesa per il cibo.
Mangiata la colazione, era già ora di infilarsi in coda per il pranzo, gustato il pranzo ci si preparava per la cena , in coda.
La coda per il cibo è stata per me la vera icona del campo di Ras Jadir .

I profughi esasperati per la lunga attesa iniziano a spingere

Dopo ore di paziente ed estenuante attesa,  i profughi finalmente giunti ad un passo dalla mensa improvvisamente  iniziano a spingere: la persone si ammassano senza più un ordine,  qualcuno cerca di intrufolarsi nei nuovi spazi, il vicino spinge il vicino, quello davanti difende la sua posizione, quello dietro combatte per conquistarne una. Qualcuno trasportato dal fiume umano in movimento ma bloccato dal compagno che lo procede cade a terra.   La fila  continua ad avanzare  ma senza che si sia liberato davvero uno  spazio,  tutti urlano e si dimenano.

La gente per terra  viene travolta!

Le file affamate e in preda ad una crisi nervosa possono diventare un posto pericoloso!

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